Mestieri che scompaiono

By Manu Venditti | Advanced

Mestieri che Scompaiono

La tecnologia ormai accompagna le nostre giornate e, mediamente, noi tutti l'amiamo perché spesso sembra semplificare le nostre vite. Obiettivamente, come non apprezzare i telefoni cellulari, i computer... o internet che ci permette di comunicare con buona parte del mondo senza muoverci dalla nostra poltrona o dal nostro ufficio?

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Per i più giovani, l'elettronica e il mondo digitale sono parti integranti della realtà... per i meno giovani rappresentano un mondo di opportunità, talvolta magari non semplice da utilizzare, che consente comunque di fare cose fino a pochi anni fa fantascientifiche.

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Quello che i figli di quest'epoca non notano ma i “diversamente giovani” sì, è che questo nuovo mondo tecnologico si sta portando via non solo impedimenti e difficoltà, ma anche mestieri e professioni che non hanno più senso d'esistere.

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L'Italia, tradizionalmente Paese di artisti ed artigiani, è uno di quei luoghi in cui forse si risente maggiormente di questo cambiamento: molte sono purtroppo le professioni che un tempo erano comuni e necessarie e che oggi stanno scomparendo o sono già scomparse.

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Andando abbastanza indietro nel tempo, potremmo parlare di lavori ormai già andati perduti, come l'ascensorista o il linotipista, quello che componeva le righe da fondere in piombo nelle tipografie. Ma se osserviamo anche solo l'ultimo decennio, sebbene non siano ancora scomparsi, troviamo lavori come il casellante autostradale, l'addetto alla biglietteria ferroviaria o il cassiere del supermercato: tutti ruoli che stanno sparendo, vittime di un'automazione dilagante.

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Non si parla solo di professioni dal sapore antico come gli arrotini o gli ombrellai, le cui capacità sono state superate dal consumismo che ci vede gettare via un paio di forbici che non tagliano più o un ombrello rotto dal vento. La cosa peggiore è che stanno scomparendo anche le professioni artigianali a cui l'Italia deve secoli di buona reputazione e fama. Rischiamo di non vedere più barbieri, corniciai, falegnami o fabbri! Negli ultimi anni hanno chiuso migliaia di botteghe artigiane: queste attività chiudono i battenti non solo per la crisi economica, ma anche perché sono vittime di un mondo dove la loro arte non è più necessaria perché è stata soppiantata da aggeggi tecnologici come i robot. Persino nelle cucine dei ristoranti italiani di ogni genere (che sono tanto amati dai turisti) si dice che, in un futuro non lontano, cuochi e chef saranno rimpiazzati da robot che vengono già impiegati in molte catene di fast food!

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L'Italia delle case di campagna, rustiche e semplici, dove in cucina c'erano il tavolo, le sedie e la madia per fare la pasta o il pane, sta scomparendo. Un tempo, in ogni paese, c'erano le botteghe di falegnami e fabbri e non serve andare indietro più di trent'anni per ritrovarne il ricordo. Ora il falegname e il fabbro, che un tempo avevano la loro piccola attività locale, non esistono quasi più; stanno per divenire un ricordo i piccoli grandi artisti in grado di costruire con le loro mani i mobili per le case o i cancelli per i giardini. Esistono coloro che sarebbero ancora in grado di farlo, ma ormai questi lavorano in grandi aziende in grado di rifornire non più un mercato locale, ma quello globalizzato.

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Grazie alla tecnologia il mondo non è più immenso e sconfinato come un tempo; le distanze si sono accorciate e ognuno di noi, almeno una volta nella vita, è in grado di viaggiare anche in luoghi lontani... o può scegliere di mantenersi in contatto con amici e parenti anche all'altro capo del pianeta. Tutto questo è fantastico, ma sorge una domanda: quale prezzo pagherà l'identità artistica e culturale dell'Italia?

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