Two Italian Novels That You Should Read

By Manu Venditti | Advanced

Due romanzi italiani contemporanei 
che andrebbero letti

In un’epoca ormai remota, l’uomo ha inventato la scrittura per assolvere a necessità di carattere pratico. Successivamente ha iniziato ad utilizzarla per scopi meno concreti del tenere i conti ed ha cioè cominciato a fare letteratura. Ma cos’è la letteratura? A cosa serve?

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Potremmo dire che la letteratura è un modo di istruire l’immaginazione, cioè uno strumento che serve non semplicemente a comunicare, bensì a far vivere esperienze simulate. Chi legge un libro ha la possibilità di arricchire sé stesso: attraverso la lettura di storie frutto della creatività dell’autore, il lettore acquisisce strumenti per far fronte alle sfide della vita reale.

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Spesso senza accorgercene, mentre ridiamo, piangiamo o ci emozioniamo leggendo un romanzo, impariamo qualcosa che va al di là delle parole: conosciamo posti lontani e tradizioni straniere o riflettiamo su realtà che spontaneamente non avremmo mai preso in considerazione. Questo principio vale ovunque, in ogni luogo ed in ogni lingua. E l’Italia non fa eccezione.

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La letteratura ci accompagna dall’alba dei tempi e oggi, come in passato, continua ad essere uno specchio del mondo in cui viviamo o comunque un’espressione del nostro tempo.
Quando però, al di fuori dei confini nazionali, si pronuncia l’espressione “letteratura italiana”, il primo nome che affiora sulle labbra di tutti è Dante Alighieri. È inevitabile che ciò accada perché Dante è un fenomeno letterario senza tempo, un colosso, il padre della lingua italiana, l’autore della celebre Divina Commedia. Tuttavia, senza nulla voler togliere al Sommo Poeta, perché non parlare per una volta di qualcosa di più attuale?

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Da Dante a oggi, tanti grandi scrittori in lingua italiana hanno accresciuto il valore della cultura in tutto il mondo. Ed è compito degli autori di oggi continuare a valorizzare questa eredità.
La produzione letteraria italiana contemporanea è vastissima ma è possibile fornire qualche piccolo suggerimento: un paio di libri belli che, nella gioia e nel dolore, andrebbero letti.

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Un romanzo davvero interessante è “Le tre del mattino” di Gianrico Carofiglio, romanziere che nel passato è stato un magistrato. Si tratta di un romanzo breve. I protagonisti della storia sono un padre ed un figlio che, nell’arco di due soli giorni, hanno modo di affrontare i nodi irrisolti del loro rapporto che nel corso degli anni è stato tutt’altro che semplice. La voce narrante è quella di Antonio, il figlio, che a posteriori rievoca i due giorni della sua vita che sono stati determinanti. Così si viene catapultati nella vita passata di un Antonio ancora ragazzo.

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Il protagonista ha molti problemi: ammalato di epilessia, ha anche sofferto per la separazione dei suoi genitori, entrambi insegnanti. Il padre è anche un matematico di una certa importanza, mentre la madre è una professoressa di lettere, completamente assorbita da quello che è il suo lavoro. Antonio viene curato da un luminare di Marsiglia il quale decide di fargli fare una prova che determini se la cura a cui lo ha sottoposto per anni lo abbia definitivamente guarito. La prova prevede che Antonio e suo padre rimangano svegli consecutivamente per 48 ore. È appunto in questo lasso di tempo che si svolge la storia narrata. In due giorni ed in una situazione così particolare, padre e figlio hanno un dialogo che in passato non hanno mai avuto.

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Il secondo romanzo imperdibile, divenuto anche soggetto di un film del prestigioso regista Gabriele Salvatores, è “Io non ho paura”, di Niccolò Ammaniti.
Racconta un’unica vicenda, vista però parallelamente con gli occhi del protagonista, un bambino di nove anni, e con quelli degli adulti. Il romanzo è ambientato nel 1978, in una località non ben definita del Sud Italia. Il bambino, che si chiama Michele, scopre casualmente una grotta in cui è tenuto in ostaggio un suo coetaneo. Da quel momento in poi la vita di Michele cambia: l’incontro e ciò che ne consegue lo portano ad affrontare una realtà che si rivela molto diversa da quella spensierata dell’infanzia e che lo conduce in un prematuro viaggio alla scoperta di se stesso.

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Il lettore, attraverso gli occhi del bambino, vive la paura di essere rapiti, la delusione per il comportamento degli adulti ma anche la forte amicizia nata da una situazione angosciante. Alla visione di Michele si contrappone ciò che nel frattempo avviene nel piccolo paese dove la tragedia si sta svolgendo. Una tragedia che paradossalmente è causata proprio da coloro che dovrebbero proteggere l'infanzia e la sua innocenza. Una tragedia provocata da quegli adulti pronti a sacrificare ogni cosa per denaro.

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