Legendary stories – Part 2 [Italian Listening Exercise]

By Manu Venditti | Advanced

Podcast #27: Leggende italiane Pt.2

Ma ciao studenti di italiano! Rieccomi qui per un altro podcast! Avete ascoltato quello in cui già vi ho parlato di leggende italiane? Quello precendente? Se non lo avete ancora fatto, vi consiglio di farlo subito! L’argomento è così vasto che ho deciso infatti di dedicare ancora una puntata a questo argomento per raccontarvi ancora almeno un paio di leggende davvero carine e suggestive.

Cominciamo!

Get the Podcast automatically on your phone
or podcast enabled device

Allora, nell’altra occasione vi ho raccontato un paio di leggende che riguardano un palazzo romano e una valle piemontese. Oggi – invece – cambiamo zona… andiamo sulle montagne, vi va? Ma rimaniamo sempre alla ricerca di qualche curiosa storiella antica che chissà chi e chissà quando ha inventato nel tentativo di spiegare usi, costumi o abitudini le cui origini si perdono nelle nebbie del passato. Pronti? Iniziamo!

Cominciamo con una domanda. Mi chiedo infatti quanti di voi amino la montagna… siete dei camminatori? Forse degli scalatori? O magari siete dei pigroni alla ricerca di una buona scusa per evitare una sfaticata su e giù per i sentieri montani? Bene… se appartenete a quest’ultima categoria, ho qui pronta per voi la soluzione ai vostri problemi! Se qualcuno infatti insistesse per invitarvi a fare un’escursione in montagna che non avete nessuna voglia di fare, ma proprio non sapete come togliervi dall’impiccio, in Italia avete una scusa che fa per voi: potete dichiarare di temere di incontrare L’Uomo Selvatico!

Le leggende sull’Uomo Selvatico sono molto diffuse tra la gente di montagna, sia lungo l’arco alpino e che sugli Appennini. Ma chi è? Beh… l’Uomo Selvatico ha l’aspetto di un vero e proprio uomo: è intelligente anche se forse più ingenuo e semplice… però è superiore all’uomo civilizzato in alcune attività pratiche. La prima caratteristica fisica che lo contraddistingue è il fatto che il suo corpo sia ricoperto da un folto pelo che gli rende in genere superfluo l’uso di abiti.

Forte e robusto, ci sono poche cose che l’Uomo Selvatico teme. Una di queste, però, è il vento. In Val d’Aosta, quando soffia il vento, si crede che si nasconda dove nessuno può trovarlo… e che quindi l’unico momento in cui è veramente sicuro aggirarsi per i monti alpini di quella zona, sia proprio quando c’è vento. Sì… bisogna star attenti… perché secondo la maggior parte delle storie che si raccontano, l’Uomo Selvaggio sa essere feroce e crudele con chi non rispetta le sue montagne. 

Soltanto in alcune zone si crede che sia sempre e comunque gentile, timido e anche un po’ schivo; in questi casi lo considerano anche una sorta di maestro, disponibile ad insegnare la vita di montagna a chi ha la fortuna di incontrarlo. Sembra, infatti, che conosca tutti i mestieri degli uomini di montagna dei tempi antichi… ma che non riveli proprio tutto, tenendosi per sé alcuni grandi segreti andati perduti nel corso dei secoli e di cui lui è l’unico conoscitore rimasto!

Ma la fantasia della gente di montagna non si ferma qui. Forse perché tra il fruscio delle piante, avvolti nel silenzio e nella quiete della natura è più facile avere la sensazione di vedere qualcosa di strano… magari qualche animale dall’aspetto curioso che scompare tra le fronde prima di essere riusciti a vederlo bene.

Forse questa è l’origine di un’altra leggenda tipica delle Alpi: quella del “Tatzelwurm”! Già il nome è tutto un programma… e sì… avete intuito bene, non ha una melodia propria italiana… infatti è di origine tedesca. Ma non c’è niente di strano in questo: ricordatevi che l’Italia condivide la maggior parte dell’arco Alpino con popolazioni di lingua tedesca e che quelle zone, fino a un secolo fa, erano parte dello stato austriaco (dove si parla tedesco) e non dell’Italia!!

Ma torniamo al Tatzelwurm… dubito possiate intuire che cos’è! Si tratta di una creatura leggendaria davvero strana: un lucertolone con una coda tozza che a seconda dei casi ha 2 o 4 zampe e il muso che ricorda quello di un gatto.

Un po’ meno di due secoli fa ci furono degli studiosi che credettero davvero nell’esistenza di questa creatura tanto da cercare addirittura di classificarla. Ci fu addirittura chi sostenne di aver ritrovato i resti di uno di questi strani animali… ma si rivelò una bufala, ovviamente. Ancora oggi si crede che questo animale bizzarro esista davvero, tuttavia nessuno è ancora riuscito a portarne le prove. Questo gatto-lucertolone sarebbe il responsabile delle malattie delle mucche di cui si dice abbia l’abitudine di succhiare il latte.

Probabilmente questa leggenda è nata in tempi antichi proprio per dare una spiegazione ad una malattia bovina… quando i veterinari non esistevano ancora! E si sa che gli uomini di montagna amano la natura e cercano di difenderla soprattutto da chi fa del male agli animali. Non a caso sui monti alpini del Friuli Venezia Giulia esiste la leggenda dell’ “Ucelàt”. Non ne avete mai sentito parlare? Voi sapete che io amo la natura e gli animali… e quindi questa devo proprio raccontarvela!

Si racconta che molto molto tempo fa (ci risiamo con i riferimenti a un’epoca lontana non meglio definita!) c’era un uomo che andava spesso nei boschi. Era un uomo cattivo che cercava di catturare gli uccelli selvatici della montagna e per farlo senza farsi vedere dagli altri, si aggirava per i sentieri all’alba, quando pensava non ci fosse anima viva in giro che potesse sorprenderlo! 

La leggenda narra che però, un giorno, le cose non andarono come al solito. Dopo che quest’uomo aveva già disposto le gabbie e fissato le trappole sugli alberi, improvvisamente dalle pareti di roccia venne giù una pioggia di sassi che gli rovinò tutti gli attrezzi. In quello stesso momento si narra che la cima del monte si illuminò come se fosse scoppiato un grosso incendio tanto che l’uomo, spaventato a morte, cercò di fuggire. 

Ma fu proprio allora che gli comparve davanti l’Ucelàt, un uccello gigantesco, grande come un cavallo… così forte da poter sradicare gli alberi che gli ostacolavano il passaggio. Il terrore dell’uomo fu tale che si narra lui sia caduto in ginocchio, che abbia chiuso gli occhi e che si sia messo a pregare giurando che se fosse sopravvissuto non avrebbe mai più fatto del male a nessun animale, tantomeno ad un uccello. 

Quando riaprì gli occhi l’Ucelàt era scomparso nel nulla senza far nessun rumore. La storia racconta che da quel giorno in poi l’uomo non ebbe mai più il coraggio di andare in quella zona della montagna… ma mantenne anche fede alla sua promessa e non cercò mai più di catturare né gli uccelli né nessun altro animale. 

Questa storia ancora oggi viene narrata a tutti coloro che pensano di aggirarsi tra quelle montagne con l’intenzione di far male agli animali… come si suol dire: uomo avvisato, mezzo salvato!… Ma in questo caso ad esser protetti e salvati sono soprattutto gli uccelli splendidi ed innocenti, che possono continuare a volare liberi nel cielo.

Allora… vi sono piaciute queste storie? Spero non abbiano spaventato chi di voi ama passeggiare in montagna e magari sogna di farlo sugli splendidi monti italiani. Ma sono sicuro che avrete capito la morale di tutte queste leggende: nessuno ha nulla da temere da nessun essere leggendario se passeggia nella natura solo con buone intenzioni e rispettando gli animali che ci vivono! Quindi… buone escursioni a tutti, e noi ci vediamo nel prossimo episodio di Italy Made Easy Podcast. Ciao ciao! 

Looking for a Structured, Ongoing program to Learn Italian? Check out 'From Zero to Italian' then!